Crisi, opportunità, nuove professioni, disoccupazione: bastano quattro semplici concetti per delineare per sommi i capi un quadro condiviso. Stiamo attraversando un periodo in cui il mondo del lavoro è in profonda e continua trasformazione. Sia per i dipendenti sia per i manager, i professionisti e gli imprenditori, i cambiamenti da affrontare sono molto impegnativi anche solo rispetto a venti anni fa. Si parla di crisi quando si fatica a comprendere e a governare le trasformazioni in atto.
Le aziende sono da un lato alla ricerca di talenti e faticano a trovarli.Alcune di loro si affidano a cacciatori di teste e società specializzate nella ricerca e selezione del personale, spendendo spesso migliaia di euro solo per trovare dei candidati in linea con i profili richiesti.
Dal l’altro lato i professionisti, i giovani, i neolaureati e i cosiddetti “lavoratori della conoscenza” faticano a comunicare le proprie capacità e a trovare quella visibilità necessaria per creare un rapporto stabile e rassicurante. Chiunque si trovi nella faticosa condizione di disoccupato deve poi scontrarsi con la condizione di estrema precarietà che contraddistingue il mercato.
In media, quando si trova lavoro, solo due casi su dieci si concludono con un contratto a tempo indeterminato. E’ quanto è emerso dall’indagine Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro sul terzo trimestre del 2012. Nel periodo tra luglio e settembre le assunzioni stabili previste sono state solo il 19.8% su un totale di quasi 159.000.
Durante il Word Business Forum del 2012 tenutosi a novembre a Milano, 3000 manager sono stati intervistati ed è emerso che:
  • l’85% ritiene necessario migliorare le proprie competenze, acquisirne di nuove, essere maggiormente flessibile e capace di reinventarsi in nuovi ruoli;
  • il 95% afferma che il mondo del lavoro è cambiato con le difficoltà economiche che hanno caratterizzato gli ultimi anni;
  • il 43% riconosce che la propria posizione lavorativa non è più considerata stabile ;
  • l’84% ritiene sia possibile doversi riscoprire come imprenditore.

Ivana Pais, docente di Sociologia economica nella facoltà di Economia dell’Università Cattolica di Milano, blogger per “La nuvola del lavoro”  del Corriere.it  e autrice de La rete che lavora. Mestieri e professioni nell’era digitale (Egea 2012) delinea un quadro abbastanza critico: “Il mondo del lavoro è in continuo mutamento: alle grandi fabbriche fordiste si sono sostituite le organizzazioni a rete, alla materialità dei prodotti industriali la leggerezza dei servizi, agli operai della catena di montaggio i lavoratori della conoscenza e della relazione, ai contratti a tempo indeterminato le Partite IVA, alla stabilità del posto la mobilità dei percorsi di lavoro ecc. Le classi e i gruppi sociali hanno lasciato il posto alle reti, l’azione collettiva a quella connettiva, la solidarietà alla collaborazione, la rappresentanza alla rappresentazione.

Al lavoratore contemporaneo è richiesto di essere “agile” oltre che flessibile: deve sapersi muovere tra posti di lavoro, tra organizzazioni, tra sfere sociali  e tra online e offline,gestendo la propria identità professionale e mantenendo la propria reputazione”.
Negli ultimi cinquant’anni siamo diventati il Paese più vecchio del mondo,avendo contemporaneamente la proporzione più alta di anziani e quella più bassa di bambini e ragazzi.
Questo sbilanciamento demografico produce due caratteristiche negative tipiche del nostro mercato del lavoro: ci sono pochi occupati giovani, ma anche pochi ultra-cinquantacinquenni. Entro quindici anni il processo di invecchiamento della popolazione vedrà crescere la percentuale di ultra-sessantacinquenni che lavorano (dati rapporto Ocse 2011). Un numero limitato di giovani lavoratori, quindi, subentrerà a un folto numero di lavoratori anziani.
Intanto, anche se l’occupazione degli ultra-cinquantenni italiani è leggermente cresciuta negli ultimi quattro anni, l’espulsione di molti quarantenni e cinquantenni durante i processi di ristrutturazione aziendale dagli anni Ottanta in avanti, con provvedimenti di pensionamento anticipato ed esuberi, ha spinto l’Italia agli ultimi posti nelle classifiche del lavoro over cinquanta.
Come faranno a trovare spazio in questo scenario i nuovi lavoratori?
I giovani sono schiacciati da un numero enorme di lavoratori più anziani, sempre più in cerca di un ricollocamento professionale  per gli ultimi anni della loro carriera.
Nel febbraio 2012, Forbes ha citato una ricerca che evidenzia come, entro il 2020, metà dei lavoratori americani saranno configurabili  come “lavoratori indipendenti”: più di 70 milioni di persone (“Free Agent” o “Not in a Job”).
La ricerca, analizzando i lavoratori indipendenti attuali definiti i pionieri di questo trend, evidenzia come il 55% di questi abbia scelto volontariamente di lasciare lavoro, l’80% non tornerebbe più in dietro, mentre quasi 30 milioni di lavoratori dipendenti dice di lasciare il lavoro entro due anni.
Anche in azienda si ravvisano forti cambiamenti.
I dipendenti, volenti o nolenti, sono sempre più considerati consulenti freelance, fornitori e prestatori d’opera, anche in modalità remote e di tele-lavoro, all’interno di un’organizzazione flessibile in cui a ciascuno viene delegata l’autonomia e la responsabilità sul proprio progetto.
In tutta questa libertà di azione, le persone, le aziende e i possibili clienti cercano sempre di più di usare la Rete per trovare nuove opportunità, fornitori e potenziali partner.
Secondo un’indagine condotta da Gidp/Hrda, l’associazione dei direttori delle risorse umane, il 71% delle aziende italiane sfrutta Internet per acquisire informazioni sui candidati. Gli strumenti principali sono due: Facebook e Google. Le ricerche sono ancora più utili per i profili manageriali e per i quadri
I dirigenti di Union Square Ventures, un fondo che ha importanti partecipazioni in Twitter, Foursquare e Zynga, sono stati radicali. Cercavano un analista, hanno pubblicato un annuncio online. “Nessun curriculum, grazie. Mandateci qualche link, valuteremo la vostra presenza su Internet.”
Così, la ricerca del candidato perfetto si è sviluppata online, tra post su Facebook e tweet pubblicati, a caccia di intuizioni , scambi di idee e gaffe pericolose. “Per noi un candidato si valuta da quello che ama, dalle sue passioni” hanno spiegato.
Posizionarsi, rendersi visibili, reinventarsi, acquisire competenze, condividerle e crescere insieme agli altri: queste sono alcune delle parole chiave che richiede la nuova era di Internet.
tratto dal libro “Personal Branding – Promuovere se stessi online per creare opportunità” di Luigi Centenaro, Tommaso Sorchiotti e postato nel blog del biotecnologo Aniello Tufano

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